Il deficit di bilancio
Tramite il proprio debito ogni Stato finanzia il proprio deficit, ossia la differenza tra le proprie entrate e le proprie uscite. Se il budget annuale di uno Stato è in deficit, ossia le spese annuali superano le entrante, allora bisogna ricorrere al debito che dunque cresce per compensare il deficit.
Compongono le uscite di uno Stato sia la spesa pubblica che l’interesse sul debito (ossia sulle varie obbligazioni come i Bot o i Btp): per questo un debito fuori controllo può diventare un grande rischio per un bilancio pubblico in quanto può comportare un incremento del deficit a causa di interessi montanti e quindi un circuito negativo che può anche portare al default di uno Stato (quando questo diventa insolvente e rifiuta di pagare i propri creditori).
In diversi casi alcune nazioni del mondo sono state costrette, per evitare di essere tagliate fuori dagli investimenti internazionali, a operare forti e dolorosi tagli alla propria spesa e al proprio Stato sociale (per esempio chiudendo scuole, ospedali e altri servizi di utilità pubblica). Per scongiurare una simile evenienza i governi cercano in genere di mantenere sotto controllo i livelli del proprio debito attraverso diversi strumenti.
La gestione del debito pubblico è anche fortemente influenzata dalle decisioni di politica monetaria. Un taglio del costo del denaro, ossia dei tassi d’interesse, seppure teso alla stabilizzazione dei prezzi, comporta un minor costo del debito pubblico in quanto gli interessi che vengono pagati su di esso diminuiscono. Quando una banca centrale – per esempio quella degli Stati Uniti – riduce il costo del denaro indirettamente alleggerisce il peso del debito pubblico contratto nella propria valuta. Nel caso dell’Unione europea, è la Banca centrale europea che regola il costo del denaro e quindi usa la leva monetaria a livello continentale (contemporaneamente nei confronti di tutti i paesi che utilizzano l’euro come propria moneta, l’Eurozona).